Solo sangue e sesso? Come si spiega il successo delle nuove serie tv

Al di là degli indici di ascolto, dei budget milionari delle star hollywoodiane e delle ingenti dosi di sangue e sesso, il successo di questi serial evidenzia la costante attualità di un sentimento atavico dell’animo umano che, da Semiramide in poi, si traduce ciclicamente nello sfrenato e generalizzato appetito verso il “corpo” del potente, verso la grande e storica contraddizione tra dimensione pubblica e dimensione privata. A essere “messi in scena”, e ad accendere i desideri dei telespettatori, sono i lati perversamente umani di figure teoricamente superiori all’imperfezione terrena, come quelle del Papa, dei re e dei presidenti. Ad attrarre non è tanto il cinismo in sé, ma la possibilità che a essere cinico sia Papa Alessandro VI Borgia – magistralmente interpretato da Jeremy Irons – una figura “sulla carta” pura per investitura divina, e così via fino all’invincibile presidente Kennedy e alle sue dipendenze dai farmaci e dalle gonnelle.
Da come raccontiamo le vicende di queste famiglie, si può risalire, più che alla verità storica, al rapporto che abbiamo con il potere. Sulla grande superficie del nostro immaginario sgorga il desiderio di forzare la patina dei bollettini ufficiali e vedere fino in fondo il lato oscuro del potere. Oltre a consolare un mondo di poveri peccatori, la presenza di una porzione di cattiveria nel temperamento di queste figure storiche sancisce un’inversione di tendenza nelle strategie narrative dei prodotti di punta della televisione contemporanea. I confini sempre più sfumati tra bene e male, tra dovere e desiderio, tra pubblico e privato, evidenziati da questi tre serial, ci raccontano il senso profondo di un mondo in cui la tensione tra giusti e cattivi sembra tramontare favorendone invece la commistione in tutte le sue accezioni, da quelle sessuali a quelle mistiche. La voglia sfrenata di conoscere i dettagli delle attività notturne di Silvio Berlusconi o di Domique Strauss-Kahn si connette alla ribalta di queste figure della serialità televisiva, elevandosi in tal modo a canone di alcuni dei racconti principali del nostro tempo.
Da come raccontiamo le vicende di queste famiglie, si può risalire, più che alla verità storica, al rapporto che abbiamo con il potere. Sulla grande superficie del nostro immaginario sgorga il desiderio di forzare la patina dei bollettini ufficiali e vedere fino in fondo il lato oscuro del potere. Oltre a consolare un mondo di poveri peccatori, la presenza di una porzione di cattiveria nel temperamento di queste figure storiche sancisce un’inversione di tendenza nelle strategie narrative dei prodotti di punta della televisione contemporanea. I confini sempre più sfumati tra bene e male, tra dovere e desiderio, tra pubblico e privato, evidenziati da questi tre serial, ci raccontano il senso profondo di un mondo in cui la tensione tra giusti e cattivi sembra tramontare favorendone invece la commistione in tutte le sue accezioni, da quelle sessuali a quelle mistiche. La voglia sfrenata di conoscere i dettagli delle attività notturne di Silvio Berlusconi o di Domique Strauss-Kahn si connette alla ribalta di queste figure della serialità televisiva, elevandosi in tal modo a canone di alcuni dei racconti principali del nostro tempo.